La Simeide (con una dedica a Pinelli)

Alcune foto da “La Simeide, una lotta vincente” venerdì 7 febbraio allo STED di Civitanova Alta. Ancora una volta in “trasferta”, cioè fuori dalla zona di Jesi, dove la Sima era localizzata e da dove venivano i circa 700 dipendenti che vi lavoravano alla fine degli anni settanta. Allora erano due gli stabilimenti (poi fu aggiunta al gruppo anche la RCD di Monsano), quello storico in via Mazzini (adiacente al centro storico di Jesi, nello stesso luogo dove nel 1884 Alfredo Zappelli aveva fondato la sua azienda, che poi divenne Sima nel 1926, e che a sua volta nel 1952 si rinnova e amplia, affidando il progetto di due nuovi capannoni a Marco Zanuso, l’ingegnere di fama mondiale amico e collaboratore di Adriano Olivetti, che a Jesi realizzerà anche la nuova palazzina uffici della Sima, oggi ancora esistente mentre i capannoni furono abbattuti all’inizio degli anni novanta) e poi il nuovo stabilimento realizzato negli stessi anni settanta a via Roncaglia, nei pressi dell’uscita Jesi est della superstrada.

Quest’ultimo è ancora esistente, sotto la proprietà della multinazionale Caterpillar, con circa 250 dipendenti impegnati nelle stesse produzioni – cilindri oleodinamici – in cui allora era specializzata la Sima. Perché quella crisi non fu “di prodotto” ma “finanziaria”, causata dalla cattiva gestione della proprietà, ma finì anche per intrecciarsi con le “ristrutturazioni capitalistiche” di quegli anni. E tra queste un’importanza particolare la ebbe proprio la riorganizzazione del gruppo Fiat, a cui la Sima era legata non solo per le forniture ma anche perché già negli anni cinquanta era diventato proprietario il nipote unico di Vittorio Valletta, lo storico amministratore delegato della Fiat. All’età di vent’anni il nonno gli regalò una fabbrica, acquisendo nel giro di pochi anni la maggioranza del pacchetto azionario.

Questo doppio legame amplia in modo significativo l’orizzonte al cui interno si sviluppò la lunga “vertenza” e la lunga lotta dei dipendenti della Sima, per sottrarsi dalla crisi, estromettere la proprietà e chiedere l’intervento di un proprietario più affidabile. Il libro racconta questo, e questo nelle nostre serate lo proponiamo con un reading di estratti dal libro e accompagnato dalle canzoni composte proprio per commentare questa storia. Che non è più una storia locale ma è rappresentativa di tante lotte condotte dalle tante periferie nei confronti dei grandi centri decisionali. Scrivo così nell’introduzione: «Il “centro” e la “periferia”. Gli operai della Sima come Asterix contro le legioni di Cesare, dove Cesare a un certo punto è Romiti, il quale, quando la crisi finanziaria in Sima è già manifesta, diventa amministratore delegato della Fiat e propone 14 mila licenziamenti, cioè venti volte la stessa Sima.»

La Vi Cunto e Canto band per questa occasione era composta da Tullio Bugari, Silvano Staffolani, Alessia Costantini e Lorenzo Cantori. Tra le canzoni in scaletta ne riportiamo qui sotto due: Treni alla Stazione e Don Chisciotte; alla fine però abbiamo aggiunto una canzone in più, Vi estas Pino, dedicata a Giuseppe Pinelli, perché la ricorrenza del 12 dicembre, anniversario della “strage di stato”, era una scadenza politica importante in quegli anni, che furono anche definiti della “strategia della tensione”. E ancora di più perchè qualche giorno fa a Milano in piazza Segesta, davanti alla casa dove Pino abitava con la sua famiglia, è stata distrutta la lapide dedicata a lui, posta li in quella piazza proprio l’ultimo dodici dicembre, appena due mesi fa, in occasione del 50° anniversario di quegli episodi.

(di tutte e tre le canzoni non ho il live di venerdì scorso ma la versione registrata).

Pubblicato da

Tullio Bugari

http://tulliobugari.wordpress.com/

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