La Simeide: Una vicenda umana da non dimenticare

Davide Quadraroli, 30 marzo 2021 (pubblicato su FRESNO, rivista on line di Seri Editore)

Il libro del quale mi accingo a parlare è La Simeide: Una lotta vincente, saggio storico dal taglio romanzesco scritto da Tullio Bugari. L’opera tratta delle vicende dell’azienda metalmeccanica jesina Sima, concentrandosi nello specifico sulla storia dei suoi lavoratori che, a fronte di decennali vertenze, sono riusciti a difendere i loro posti di lavoro e la stessa sede dalla chiusura.

Ad una prima occhiata potrebbe sembrare che si tratti di una vicenda provinciale e nulla più, ma in realtà essa fu profondamente legata nel suo sviluppo alle evoluzioni politico-economiche locali e nazionali. L’unico punto fermo di quegli anni fu costituito dal Consiglio di fabbrica (Cdf) costituito dagli operai, intenti con ostinazione e coerenza a difendere i loro diritti in quanto lavoratori. Il fatto che tutto ciò si sviluppò lungo diversi decenni ci permette di osservare come i mutamenti della nazione si siano riflessi sui fatti narrati, un aspetto che la scansione in anni del testo permette di seguire senza problemi.

Il sottotitolo dell’opera riassume pienamente quanto avvenuto, a partire dal fatto che la sopravvivenza dell’azienda non fu affatto scontata, svolgendosi tra periodi di stasi, accordi sfumati e un costante attivismo dei lavoratori, volto a mantenere sempre alta l’attenzione su quanto accadeva. Il tema principale rimane, appunto, la lotta praticata su più fronti: da quello interno nei confronti della proprietà e dei suoi numerosi amministratori delegati a quello esterno riguardante i rapporti economico-produttivi con la Fiat, le cui crisi ed espansioni si riflessero sulle commesse, la politica nazionale – con la sua cronica instabilità – e locale, senza dimenticare il supporto dell’amministrazione cittadina che, seppur con alcuni errori e polemiche, fu sempre disponibile al dialogo.

La sopravvivenza dell’azienda non fu affatto scontata, svolgendosi tra periodi di stasi, accordi sfumati e un costante attivismo dei lavoratori.

Questo spaccato di vita operaia si svolse tra il 1977 e il 1996 e può essere articolato in tre atti: il primo che partendo dal 1977 arriva al 18 dicembre 1981, quando Enrico Cavallo venne nominato Commissario per l’amministrazione straordinaria della Sima, ponendo così fine alla vecchia proprietà, che con scelte legate al proprio tornaconto personale fu responsabile del quasi fallimento aziendale. La dirigenza fu poi giustamente chiamata a processo per rispondere delle proprie azioni, ma purtroppo il tutto si concluse in un nulla di fatto.

La seconda parte riguarda il lungo periodo del commissariamento che si concluse nel gennaio 1989 con l’apertura della nuova Sima. Questa fase fu la più intensa e accesa in quanto vide un maggiore susseguirsi di trattative di acquisizione fallite. (In particolare ricordiamo quelle con il gruppo industriale Calabrese e la Gestpar.) Vi furono poi pressioni alla politica affinché si prorogasse la cassa integrazione e si permettesse alla fabbrica di ricevere i finanziamenti del GEPI, mentre dall’interno si svilupparono critiche al Commissario Cavallo che, nonostante i suoi meriti, fu carente nel cercare nuove commesse per la produzione

 Infine l’atto conclusivo, con l’acquisizione della Sima da parte della Sirmac e l’assorbimento definitivo da parte di Caterpillar, che porterà l’azienda jesina a rinominarsi Hidropro. Quest’ultimo periodo, rispetto agli altri due, vide delle differenze nella conduzione della lotta.  Mentre infatti inizialmente l’attenzione rimase alta proprio per sollecitare le riassunzioni mancanti – che ricordiamo la Sirmac aveva promesso – il focus si andò poi spostando verso i lavoratori che con la nuova proprietà non vennero riassunti.  Questi formarono un loro comitato specifico, il quale in ogni caso ebbe limitati spazi di manovra, poiché sia il personale dirigente che i tempi erano ormai diversi. Ciò si collega al mutamento della società italiana, la quale da una dimensione collettiva, “operaia” degli anni ’70 andò verso una dimensione individualista, che negli anni ’90 può dirsi conclusa.

«La Simeide» è la Resistenza operaia dalla periferia, in un periodo in cui cambia il modo di funzionare del mondo

Dall’Introduzione: Tullio Bugari, La Simeide

Questo cambio di paradigma ebbe dei riflessi nel modo in cui gli eventi vennero percepiti. Se infatti precedentemente le richieste degli operatori Sima rimasero sempre al centro dell’attenzione locale, con la stessa popolazione cittadina che, persino durante i ripetuti blocchi ferroviari, rimase schierata dalla loro parte, successivamente si andò registrando un mutamento rispetto agli ex cassintegrati, cioè coloro che, dopo non essere stati riassunti e non potendo trovare un’altra occupazione, rimasero fuori dalle coperture sociali. Per queste persone, che come i loro ex colleghi avevano dato vita ad un coordinamento, fu più difficoltoso riuscire a far valere le proprie ragioni e di conseguenza avere dalla loro personalità politiche di peso, anche se va riconosciuto che queste furono bene o male sempre presenti. Anche il sindaco di Jesi Polita riuscì a favorire lo sviluppo di nuove possibilità sul territorio, dove trovarono lavoro gli ultimi operai non più riassunti dall’odierna Hidropro, alcuni dei quali, come detto sopra, erano rimasti fuori anche dai sussidi statali.

La Simeide racconta una vera e propria odissea, che nonostante alcuni risvolti amari alla fine ha ottenuto un esito felice, frutto di una convergenza di interessi e di spirito tra lavoratori, sindacati e figure politiche alla fine risultata vincente. Benché non si possa affermare che tale alleanza sia stata idilliaca – basti guardare solamente i costanti botta e risposta tra DC, Pci e, in misura minore, Psi – ha saputo comunque mantenere la bussola nonostante il passare del tempo, con il Consiglio di fabbrica che funse da vero e proprio di nord magnetico, senza il quale questa lotta vincente non sarebbe forse neanche iniziata.

Pubblicato da

Tullio Bugari

http://tulliobugari.wordpress.com/

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