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Treni alla stazione

“Treni alla stazione”, testo di Tullio Bugari, musica di Silvano Staffolani. La canzone è dedicata agli operai della Sima di Jesi e alla loro lunga vertenza tra gli anni Settanta e Novanta. I treni alla stazione erano quelli che nei momenti più complicati della loro lotta gli operai bloccavano alla stazione di Jesi, chiedendo nello stesso tempo scusa alla città per il disagio che erano costretti a creare. Nella canzone si fa riferimento ad un’occupazione precisa, forse l’ultima, nell’ottobre del 1987, quando gli operai erano in attesa di una votazione importante al Senato, e ad un certo punto sembrava che tutto potesse bloccarsi di nuovo, ma poi finalmente arrivò per telefono la notizia che l’accordo era stato raggiunto.

Treni alla stazione, testo Tullio Bugari, musica Silvano Staffolani
 Quei treni alla stazione sì che li ricordo
Ci dicevano tutti che era un azzardo
Si schierava attorno la polizia
Ma non bastava non bastava a mandarci via
 
Perché noi volevamo 
Che la nostra azienda 
Non finisse in bancarotta
E ci scusavamo 
Per quella forma di lotta
 
Gli operai con gli sriscioni sì che li ricordo
Le bandiere al vento e alto lo sguardo
Si avvicinava il treno su dalla ferrovia
Ma non lo avremmo non l’avremmo mandato via
 
Perché noi volevamo
Che il nostro lavoro
Non finisse in bancarotta
Era necessaria
Questa forma di lotta
 
Undici e cinquantacinque è preciso l’orario
Il rapido per Roma è già pronto sul binario
Sale un operaio e spiega al capotreno
Ci basta una mezz’ora una mezz’ora almeno
 
Perché noi vogliamo
Che la nostra città
Non finisca in bancarotta
E ci scusiamo
Per questa forma di lotta
 
E si schiera con elmi e scudi la polizia
Il commissario grida di cacciarci via
Vuole denunciare tutti per oltraggio
E gli operai arretrano cercano altro coraggio
 
Perché noi vogliamo
Che la nostra lotta
Non finisca senza niente
Ma dai balconi
Ora applaude la gente
 
Quella telefonata sì che la ricordo
Ci diceva in Parlamento c’è l’accordo
Il sindaco della città lanciammo in aria
Festeggiammo in questo modo la vittoria
Quei treni alla stazione sì che li ricordo
Ci dicevano tutti che era un azzardo
Non finiva certo qui la nostra lotta
Ma l’azienda non era più in bancarotta
 
E questa fu la lotta
Della Classe Operaia
Ne siamo ancora fieri
Di lotta ne vorremmo
Ancora un po’ anche oggi
E questa fu la lotta
Della Classe Operaia
Ne siamo ancora fieri
Di lotta ne vorremmo
Ancora un po’ anche oggi

22 marzo, presentazione

Ecco la prima uscita del libro “La Simeide”. Quali saranno le prime “reazioni” della città a questo lavoro di ricostruzione di un pezzo importante della sua storia recente?

Introdurrò la serata con un reading di 30 minuti, con letture e canzoni, accompagnato dalla nuova associazione Arci Voce, con i suoi lettori e musicisti: in realtà i lettori sono già attivi da tre anni, da quando il gruppo informalmente è nato, e in questo periodo ha già avuto occasione di proporre molte iniziative pubbliche, e anche i musicisti mi accompagnano da tempo, da quando insieme a Silvano Staffolani tre anni fa è nato il primo reading concerto, allora di presentazione al libro sulle lotte contadine L’erba dagli zoccoli, per poi evolversi nello spettaclo “Vi cunto e canto come al tempo dei cantastorie”, con l’ingresso gradualmente nel tempo anche di due altri musicisti, Lorenzo Cantori e Marco Pauri.

Ora musicisti e lettori sono per la prima volta tutti insieme, questa volta c’è da raccontare La Simeide.